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 IL SOGNO DI SERIE. DESIGN TRA FABULA E MARKETING
 Intervista a Gumdesign (Laura Fiaschi e Gabriele Pardi)


Fondato nel 1999 da Gabriele Pardi e Laura Fiaschi, lo studio Gumdesign di Viareggio si occupa di architettura, interior design, industrial design, grafica, ideazione ed organizzazione eventi per fiere e spazi espositivi. Grazie a numerose collaborazioni con aziende – De libris, Elios Ceramica, Forme, F.lli Guzzini, Ghise Artistiche Toscane, Inpiega, Next by Marioni, Ottaviani, Progetti, Sanpellegrino, Strike, Up Group, Vivarini –, partecipazioni a fiere di settore – Abitare il Tempo, Compa, Europolis, Fierarredo, La Mia Casa, Salone del Mobile di Milano, Spazio Casa – e concorsi nazionali ed internazionali, lo studio si caratterizza fortemente nel mondo del design giovane, ottenendo numerosi riconoscimenti.

Nell'esperienza di giovani designer, e "non solo", cosa ha contato nella vostra storia? Come avete intrapreso questa professione? Ci sono stati filoni guida e "maestri" che hanno giocato ruoli rilevanti?
Abbiamo avuto due formazioni diverse... Ognuno interessato all'inizio a qualcosa che si avvicinava a ciò che facciamo ora. Da piccolo volevo fare le case e credevo che solo gli ingegneri facessero le case... Laura, invece, sognava di disegnare per la Walt Disney. In entrambi i casi, la vita e la conoscenza ha aperto, poi, nuove visioni. Fino al momento in cui la mia strada e quella di Laura si sono incrociate. E dalla "fusione" dei due corpi e delle due menti è nata una nuova realtà che si interessa di progettazione e comunicazione, in senso globale.
Filoni guida e maestri, certo… Ma, ad un certo punto, diventa tutto così confuso... Si prende qualcosa da qualcuno e qualcos'altro da qualcun'altro... la Pop Art, ma anche il Minimalismo, Andy Warhol, Bruno Munari, Achille Castiglioni, e chissà quanti altri...

Ad Abitare il Tempo, nel 2006, avete presentato Un elefante in giardino, dove il tema del gioco, dell´installazione, del colore, vi ha consentito di ricreare un viaggio nell´universo immaginario e fantastico a ciascuno di noi. Che tipo di progetto è?
Il giardino è un piccolo grande mondo dove non ci si sente mai fuori luogo, o soli. Un microcosmo in cui tutto è possibile e realizzabile, protetti da un ambiente incantato, recintato ed appartato. Anche quando il giardino assume grandi dimensioni non viene meno la sensazione di spazio protetto, intimo, segreto.
Il giardino è un luogo creato dall'uomo per l'uomo, uno spazio protetto in cui emergono esigenze e desideri. Il giardino è strettamente collegato all'infanzia che non vuole essere perduta nè dimenticata. Qui l'uomo tenta di ricreare quella vivacità di colori, gioia, spensieratezza di quando era bambino e che ha continuato a vivere nella sua fantasia.
Il progetto ideato e realizzato con Strike per la XX edizione di Abitare il Tempo a Verona, è partito dall'idea di realizzare un giardino fantastico, legato al mondo dei sogni; un nuovo modo di arredare il giardino. Elementi modulari colorati in ceramica realizzano numerose composizioni, dal cachepot alla panchina, al muro di contenimento, dal totem all'elefante, all'uccello... Ottenendo così arredi e sculture in armonia con la scenografia verde.
Un elefante in giardino è anche un nuovo modo di concepire l'arte e la sua applicazione suggerita al fruitore da un mezzo semplice ed immediato, in modo che chiunque possa realizzare il suo giardino personalizzato e coinvolgente.

Nei vostri lavori avete utilizzato materiali diversi, ma vorrei ora focalizzare l'attenzione sulla ceramica. Nel mondo del design, è, senza dubbio, tra i meno sperimentati – basterebbe fare un paragone con i poliedrici e multiformi polimeri plastici. Ultimamente, però, sono molti i segnali di rinnovato interesse verso materiali tradizionali (ceramica, ghisa, l'argento, ecc.) anche sulla spinta di realtà imprenditoriali che intendono avvalersi in primo luogo del design per caricare di interesse ed innovazione formale la propria produzione riuscendo per tale via ad ampliare e rinnovare il proprio target di riferimento... Voi che ne pensate?
La ceramica è senza dubbio un materiale coinvolgente sia dal punto di vista materico che "funzionale". Occorre conoscerne i segreti, i ritiri durante la cottura... E' un materiale che vive durante la sua nascita ed anche durante il suo utilizzo. Inoltre ha la caratteristica positiva di poter essere prodotta a costi relativamente bassi, sia artigianalmente che a livello industriale, utilizzando stampi.
Come tutti i materiali "naturali" nasconde in sé segreti e passioni ed è sempre stato utilizzato anche da grandi maestri del design come Sottsass e Mendini... Per noi, quindi, la ceramica rappresenta un mondo molto stimolante che deve essere affrontato con serietà ed umiltà...

Il tema della componibilità dell´oggetto, della tessera seriale, del modulo aggregabile – come in Mosaic, Libro-Gioco, Uzz... – è presente in molti vostri progetti. Ma più in generale, la ricerca e la sperimentazione delle valenze aggregative di un elemento base anche molto semplice sembra essere per voi una via di accesso alla creazione, forse la preferita...
Una tra le tante... Il nostro lavoro non segue una linea unica, si basa sulle emozioni e sullo stato d'animo. A volte sentiamo l'esigenza "funzionale" di trovare forme primitive per poi aggregarle e ricavarne oggetti trasformisti, mutabili, flessibili. L'elemento modulare diviene fondamentale per ottenere in definitiva oggetti "informali", destinati ad essere reinterpretati da chiunque... Lasciando una parte di libertà creativa a tutti.

Un vostro oggetto metamorfico di particolare interesse è Giletto. Purtroppo è rimasto un prototipo...
Giletto è stato pensato per il SaloneSatellite 2000. Si tratta di un altro oggetto trasformabile, vicino alle esigenze delle coppie giovani e delle case piccole: un pouff che all'occorrenza con un gesto semplice può diventare un letto d'emergenza. E' stato selezionato per la mostra Tipi Italiani organizzata da Design Italia e pubblicato su numerose riviste, ma non lo abbiamo mai proposto alle aziende...

Come studio vi occupate di architettura, interior e industrial design, grafica, ed organizzazione eventi. Ripercorrendo il vostro iter, si notano anche numerose partecipazioni a concorsi. Che tipo di strategia ritenete possa rivelarsi più adeguata per designer non "navigati"? Esistono tattiche e percorsi differenti al variare della disciplina?
L'architettura ha un approccio simile al progetto di design anche se sicuramente cambiano le esigenze e le competenze. il processo ideativo parte dalla stessa origine e lo sviluppo segue i medesimi percorsi creativi.
Ma non si ricercano "strategie"... Con ciò intendimo dire che facciamo questo "lavoro" per passione; fa parte della nostra vita e spesso i migliori risultati riusciamo ad ottenerli proprio quando "giochiamo"... Magari "osando" con ambienti e mondi seriosi. I concorsi sono poi vere e proprie "palestre creative"... Sono essenziali per sviluppare il momento progettuale e non intorpidire le menti. Si tratta, forse, della forma di "investimento" più intelligente per uno studio di progettazione. Soprattutto noi partecipiamo a concorsi di design, grafica e packaging...
Fra i più recenti per Swiss en Cheese abbiamo studiato un nuovo font. Il concorso richiedeva di collegare la svizzeritudine con alcuni elementi caratteristici e di forte riconoscibilità. La nostra proposta è stata di utilizzare il font helvetica – che è tra i fondamentali della grafica e al medesimo tempo strettamente legato alla Svizzera – declinandolo in una nuova versione "bucata"... Sovrapponendovi quindi l'altra icona nazionale del formaggio Emmentaler.
Per Fondazione Quarta il bando prevedeva invece lo studio del marchio. In quel caso ci siamo concentrati sulle doti professionali ed umane di Giancarlo Quarta: la dignità e il coraggio di fronte alle sofferenze, la particolare sensibilità per i giovani ed il grande amore per i bambini sono stati i punti cardine per l´ideazione del marchio.
Ne emergeva che tutto ciò che Giancarlo Quarta aveva realizzato lo aveva fatto con il cuore; aveva agito seguendo il cuore. Era quindi il cuore ad identificare al meglio la sua figura. Un cuore però che sapesse rappresentare la sua determinazione – e quindi un segno forte, indelebile, deciso. Un cuore che rappresentasse una Fondazione, quindi doveva essere solido, si doveva sentire lo spessore dei muri, doveva essere un "contenitore" ma allo stesso tempo dare il senso di apertura: i giovani devono sapere di trovare una porta aperta, aperta sul loro avvenire.
Infine abbiamo partecipato a Pro Carton – che premia i migliori packaging inediti – con Meat or Fish?, una confezione per spezie. L´obiettivo è stato di semplificare l´uso delle spezie: sia nel gesto che nella composizione. Ci sono spezie adatte per la carne ed altre per il pesce, questo comporta che in ogni cucina ci siano almeno una decina di barattoli di diverse qualità di spezie. Partendo da questo punto abbiamo pensato di semplificare e ridurre in due sole confezioni le spezie necessarie, creando quindi due miscele, una per la carne e una per il pesce. La semplificazione del contenuto si è riflessa nel contenitore: una linguetta – con sopra la graficizzazione di un pesce o di una mucca – permette lo scorrimento della parte esterna del pack facendo comparire quella interna. Scuotendo la scatola la miscela viene erogata sul cibo. La forma del cubo – utilizzata per realizzare il pack – si adatta perfettamente all´esposizione ed alla stivabilità, riducendo al massimo sprechi di spazio e confezioni per il trasporto, prestandosi inoltre ad un´ottima funzionalità ed estetica. Il pack è realizzato interamente in cartoncino per ottenere un prodotto ecocompatibile e riciclabile.

Professionalmente ritenete un vantaggio la versatilità progettuale? Oppure, come affermano alcuni designer, dal punto di vista economico è forse controproducente e rischioso, perché nel mondo del design viene privilegiato chi è immediatamente identificabile in un ruolo preciso?
Un vantaggio, perlomeno per noi. La versatilità ci permette di affrontare il mondo del progetto da un punto di vista globale. Spesso siamo chiamati proprio perché in grado di garantire un prodotto finale complessivo, dove vengono richieste diverse competenze: l'allestimento fieristico, l'immagine coordinata, la conoscenza del mondo del progetto, dei designer...
Possiamo in questo modo curare un "pacchetto" che garantisce una soluzione coordinata che segua linee guida, senza quindi trovarsi in situazioni sconnesse sia da un punto di vista linguistico che formale.
Spesso poi è il mondo del design – se ci riferiamo alle aziende – che deve essere chiamato, coinvolto e "trascinato" in esperienze progettuali. Crediamo che in questo momento stiano nascendo nuove esperienze globali in cui "designer chiama designer" e che sono motivo di crescita generale. Si tratta ancora di realtà episodiche – ad es. i workshop organizzati da Giulio Iacchetti e Matteo Ragni, gli "incontri" tra azienda e designer organizzati da Massimo Marcelli e Roberto Giacomucci... e forse anche le nostre mostre che coinvolgono numerosi designer su temi specifici – ma si sente nell'aria un movimento rigenerante che sta riportando a galla il giovane ed emergente design italiano.

Che tipo di problematiche avete incontrato nello svolgere il lavoro di organizzatori di eventi, nel contattare tanti designer? Dov´è che riuscite ad esprimere al meglio il vostro carattere, la vostra creatività di designer? E in quale campo si hanno le maggiori soddisfazioni?
E' un settore estremamente stimolante, che crea energie... e che porta lavoro e diffusione del progetto. Sicuramente un mondo duro e colmo di difficoltà, ma che ritorna con grande soddisfazione. L'organizzazione di un evento comporta la capacità di relazionarsi con i designer, con le aziende, con i contenitori della cultura... ma anche la capacità di progettare oggetti, allestimenti, grafiche di cataloghi... si tratta di un progetto globale.
Ma l'aspetto che riteniamo più importante è la crescita... il momento del confronto... la possibilità di conoscere persone ricche di esperienza, ognuna diversa, culturalmente parlando, dall'altra.

Per affrontare il tema dell'architettura, che vi impegna attivamente, volete parlare di qualche progetto? Anche in questo campo ci sono stati grandi esempi di sconfinamento disciplinare, ad esempio Marcel Breuer, che ha saputo tessere egregiamente un filo tra Arte, Architettura e Design, tra seralità – penso in particolare ai suoi studi di prefabbricazione – e genius loci...
Uno dei nostri ultimi progetti riguarda proprio un'architettura. Si tratta di un lotto di 20.000 mq dove sorgeranno 3 fabbricati ad uso artigianale e commerciale. Un tema estremamente stimolante proprio perchè vincolati dalla prefabbricazione. Il primo edificio di 3000 mq – ora in fase di realizzazione , riesce a giocare con se stesso, in maniera ironica ma, crediamo, intelligente. Abbiamo "potenziato" l'effetto della scatola dell'insieme, un semplice parallelopipedo di 120x30 mt dove l'architettura diviene ad un tempo oggetto di design e stimolo grafico.
Per realizzare il pannello modulare è stato necessario lo studio di un cassero metallico, divenuto quindi stampo industriale. L'effetto finale è di un enorme codice a barre – simile a quelli che si vedono suoi prodotti alimentari, libri, oggetti... –, basato sul gioco tridimensionale sulla superficie grigia chiara e scura...

Che tipo di relazioni esistono oggi fra Arte e Design? E come si manifestano singolarmente, nel vostro lavoro?
Sono due mondi che spesso si compenetrano, si fondono, si dividono, a volte difficili da distinguere, altre volte ben comprensibili. Risulta sempre difficile rispondere... Ogni progetto ha le sue richieste, le sue esigenze, interiori, spirituali... Ed ogni risposta segue le esperienze accumulate, le sensibilità celate... Ma non crediamo soprattutto alle definizioni! "Questo è arte...", "Questo è design...", "Questa è grafica...". Esistono piuttosto alchimie soprannaturali che intervengono e mescolano nel calderone tutti gli ingredienti...
Un esempio crediamo possa essere il progetto See you Soon che abbiamo sviluppato nel 2005 per Red Bull.
5 designer sono stati invitati a lavorare sul tema della Formula Uno e del nomadismo ad esso connesso. Noi abbiamo pensato di coinvolgere in questa operazione Swarovski, che si è dimostrata entusiasta dell'idea. Il mondo lussuoso, patinato e brillante della Formula Uno ha accesso a tutti i comfort possibili e ben difficilmente riteniamo avverta "esigenze" di tipo materiale... Anche per questo ci siamo concentrati su tematiche e situazioni di tipo emozionale.
Durante i viaggi chi non invia una cartolina per salutare, abbracciare, baciare i propri cari... ricordando allo stesso tempo il luogo di vacanza in cui si trova? Ecco... in questo caso il pilota potrà scegliere di donare la cartolina del circuito in cui si troverà alla persona cara, all'amico. Un modo per ricordare, in maniera personale e particolare, a qualcuno che ti è caro la tua presenza.
Cartoline come gioielli... i piloti, i team manager, i personaggi della Formula Uno avranno il loro modo per salutare i propri cari. Le loro parole saranno fissate su un "supporto" unico e irriproducibile. Da qui il concetto di ideare See you Soon, una cartolina preziosa, unica, realizzata solo per il mondo della Formula Uno: un segno distintivo ed identificativo esclusivo...

Ironia, trasformabilità e versatilità giocano un ruolo importante nel vostro lavoro, e nel design giovane. Ma quello che caratterizza, nello specifico, il nuovo design, non sono oggetti improbabili, quanto invece una serie di oggetti che pongono domande non ancora espresse in modo consapevole dal mercato...
Ironia, trasformabilità e versatilità sono solo dei mezzi attraverso i quali si può rispondere alle esigenze del mercato e soprattutto delle aziende che lavorano con il designer. Ma è vero anche che, ormai, sono stati disegnati quasi tutti gli oggetti pensabili dal punto di vista delle esigenze funzionali, sicché, spesso troviamo la risposta cercando nuovi utilizzi emozionali. Com'è accaduto con Briciolì – realizzato da Progetti – e Sir William Mug – realizzato da Next by Marioni. Entrambi pensati per Breakfast Design – una mostra curata da noi nel 2005 e che ha coinvolto oltre 20 designer oltre ad una delle più importanti e vitali aziende dolciarie italiane, tiVoglio.
Breakfast Design è stato un progetto mirato al "complemento per il biscotto" che ha messo in luce splendidi progetti. Al punto tale che l'azienda sta oggi valutando l'acquisizione di alcuni prodotti. Il successo della mostra è inoltre dimostrato dal fatto che, inaugurata in Italia nel 2005, l'esposizione è tutt'ora in corso – fino a giugno 2006 – a Winthertur, presso il Gewerbemuseum, una delle sedi museali più importanti della Svizzera.
Per quel che concerne i nostri progetti, Briciolì è nato dall'esigenza di utilizzare le briciole dei biscotti; una volta mangiati, le briciole che restano nella scatola dei biscotti saranno versati dentro l'oggetto attraverso il suo imbuto; si raccoglieranno alla base del cono e saranno pronte per gli uccellini che voleranno vicino... da sistemare sulle finestre delle nostre case. Sir William Mug, invece, lo raccontiamo con questa filastrocca...

Questa è la storia che si raccontava: / di un uomo che alla follia amava / una donna che nelle forme abbondava. / Oh! Quanto l´amava! / Era la donna più desiderata / e lui aveva una timidezza esagerata. / Un giorno l´uomo si mascherò / e da lei con un sol balzo andò. / dalla visita imprevista / fu amore a prima vista. / Si abbracciarono forte forte / e questa fu la loro sorte!

Torniamo un attimo alla relazione arte/design. Da alcuni critici, Claes Oldenburg è considerato l'artista pop più influente per l'industrial e il furniture design – un'esempio per tutti: la poltrona Joe di De Pas, D'Urbino, Lomazzi. Come però sovente accade, in queste forme di contagio interdisciplinare, viene assorbita la pars costruens e del tutto accantonata la "scomoda" angolatura critica dell'intero discorso progettuale artistico. E' raro, infatti, che un designer aderisca pubblicamente ad una ricerca incentrata – restando ancora ad Oldemburg – sul consumismo legato al cibo, sulla svalutazione del suo ruolo primario... Voi come vi ponete di fronte al Food Design?
Crediamo che non esistano solo forme d'arte privilegiate, quali le arti visive ed applicate; nel momento in cui c'è uno sforzo creativo ed un risultato emozionale, forse, c'è arte.
Un artista può essere il bravo cioccolataio che riesce a plasmare la materia e a darle forma... Un artista può essere l'astronomo che segue le stelle e trova nuovi sistemi di ripresa... Un artista può essere il cuoco che crea nuovi piatti... Un artista può essere chi ama...
Il food design è un tema molto interessante proprio perché si pone di fronte a due mondi all'apparenza contrapposti; cibo ed design... Eppure è proprio questa "distanza" apparente, l'elemento più stimolante per la creazione di nuovi oggetti d'uso ed emozionali.
Ci sembra così interessante che recentemente abbiamo realizzato tre eventi su questo tema. La mostra Breakfast Design – per la quale circa 20 designer hanno colto gli aspetti formali ed emozionali tipici del biscotto –, quindi le mostre Ovologo ed Ovoquadro in cui grafici, illustratori, designer e pittori hanno interpretato il concetto di "uovo" e, poi, altrettanti maestri cioccolatai, interpretando i disegni, hanno realizzato secondo la loro sensibilità delle vere uova in cioccolata.

Soffermandoci ancora sulla mostra Breakfast Design e al vostro Briciolì, vorrei sottolinearne l'implicito richiamo alla natura, all'ecologia. Che tipo di approccio avete nei confronti del tema glocal per eccellenza? Per alcuni designer il pensiero alternativo del "limite" allo sviluppo è stato ed è fonte inesuaribile per ideare nuove funzioni e nuovi modi di concepire i prodotti…
Briciolì è l'esempio efficace di come un "oggetto emozionale", nato per un evento, possa incontrare, successivamente, l'interesse dell'azienda che lo prototipizza prima e, infine lo mette in produzione.
Ma la sua idea generatrice è stata un'altra. Invece di scegliere un biscotto, e da quello generare un oggetto che ci si potesse legare, abbiamo preferito pensare alle briciole dei biscotti che restano sempre nelle scatole e, inevitabilmente, vengono buttate con il pacchetto – forse una declinazione sul tema del riciclo e del recupero... chissà?
E poiché le briciole sono da sempre legate all'immaginario come fonte primaria per il cibo degli uccellini in città, Briciolì è anche un gesto d'amore per i nostri piccoli amici.
L'aspetto ecologico, forse, viene di conseguenza... E riteniamo coinvolga tutti i settori, dall'architettura al design. Occorre affrontarlo con maggior coscienza e maggior rispetto per il mondo che ci ospita.

Altro tema ricorrente nella vostra produzione sono le "associazioni improbabili". Dalla ricerca sulla componibilità di oggetti identici elementari che, una volta assemblati, creano un oggetto complesso e mutevole, siete passati ad indagare come e quanto "forzare" le valenze di un oggetto riconoscibile per poi attribuirgli funzioni diverse dal consueto – è il caso, ad es. di Homo Sapiens, Cubotto, Pac... Questa forzatura semantica di un´icona immediatamente riconoscibile è un tema che funziona...
Il gioco dei segni funziona perchè si ricollega alla memoria dell'inconscio. Sono oggetti già "presenti", facili da comprendere e vivere. Ed allora l'omino segnaletico può diventare – e diventa – Homo Sapiens – il portariviste prodotto da De Libris – e il dado da gioco diventa Cubotto – una cuccia/gioco per gatti per la mostra Animal House al Salone del Mobile milanese.
Si tratta sempre di "giocare"... Forse uno dei temi veramente cari alla nostra filosofia di progetto e che diviene stimolo ed elemento generatore in tutti i settori.

Il settore illuminotecnico vi ha dato molte soddisfazioni. E si avverte immediatamente un grande interesse da parte vostra per questa tipologia produttiva. Ma esiste una tipologia di prodotto che preferite? Sia dal punto di vista formale/estetico che di progettazione?
Il tema della luce è naturalmente coinvolgente. Non abbiamo comunque preferenze di prodotto ed ogni campo nuovo diventa una sfida da affrontare con entusiasmo e positività.
L'aspetto più bello del nostro lavoro è proprio l'estrema differenziazione... Ogni giorno ci troviamo ad affrontare temi nuovi.

A Euroluce 2005, oltre alla serie Alpha per Vivarini, avete presentato, Ring e Olga per Next by Marioni. Nella prima ritroniamo il tema del modulo – l'anello – iterato con modalità diverse, mentre nella seconda, forse dal concept più affascinante, cercate di instaurare nuove connessioni e nuove interpretazioni spaziali... Ne volete parlare? Inoltre, che tipo di riscontri avete avuto, in termini di visibilità, con la partecipazione a Euroluce 2005?
Ring nasce dall'esigenza di creare una lampada modulare, che possa essere interpretata sia nelle case che negli spazi alberghieri; nuvole di luce aggregabili, dall'aspetto formale semplice ma d'effetto.
Olga, invece, collega il centrotavola alla sospensione... Intesi come un naturale proseguimento di forma e materia.
Come già accennavi, quest'anno ad Euroluce era presente anche una serie di lampade realizzate per Vivarini di Murano. Alpha, uno strano personaggio fantastico – un extraterrestre, forse – che abbiamo declinato in piantana, lampada da tavolo e vaso.
Tutti e tre i progetti hanno avuto un ottimo riscontro sulla stampa di settore vedendo numerosissime pubblicazioni... e tutte sono entrate in produzione; direi un buon risultato!

Un altro vostro interessante prodotto è Snake, la griglia per alberi realizzata per Fonderia di Altopascio. C'è sempre da stupirsi – in Italia, intendo – quando uno studio di progettazione si occupa anche di arredo urbano, che è un po' la "Cenerentola" del design...
Snake è uno dei molti progetti che abbiamo realizzato per Fonderia Altopascio (ora Ghise Artistiche Toscane). Abbiamo avuto l'opportunità di seguire la direzione artistica dell'azienda per qualche anno ed in quel periodo abbiamo visto realizzare nostri progetti di panchine, dissuasori, griglie per alberi, bordi aiuole, catalogo aziendale ed allestimenti fieristici.
Si è trattato di una bella esperienza, "a tutto tondo", e che prosegue anche oggi con la nuova proprietà: un progetto di nuove scale – a chiocciola e rettilinee – in cui, reinterpretandolo, abbiamo cercato di avvicinare l'elemento classico alle esigenze dell'edilizia contemporanea.
Crediamo che l'arredo urbano sia estremamente importante perchè riesce ad ingentilire e rendere più funzionali le città, i centri storici... E in un paese come l'Italia è davvero necessario; il turismo è fondamentale per la nostra economia e non è possibile restare indietro rispetto alle altre realtà europee.

Volendo fare un confronto fra due delle aziende con cui avete lavorato, Inpiega di Bologna e Il Coccio Umidificatori di Barberino di Mugello, secondo voi si hanno delle relazioni o delle differenze particolari? Sia nel rapporto azienda/design, sia dal punto di vista del mercato...
Ogni azienda ha caratteristiche diverse... forse un aspetto che accomuna queste due realtà consiste invece nel rapporto umano che abbiamo instaurato; un rapporto non solo professionale ma anche di amicizia.

Riguardo alle vostre collaborazioni, in generale mi piacerebbe anche sapere come le aziende si pongono ed affrontano l'iter progettuale e produttivo con designer che, come nel vostro caso, sono po' sognatori ed il cui linguaggio e fonti d'ispirazione sembrano legate fortemente all'aspetto ludico ed incantato dell'esistenza...
Come in tutte le cose, in tutti i rapporti umani… ci si trova!
Ci sono aziende – persone… – che sono affascinate dal mondo dei sogni, altre invece seguono logiche definite "di marketing".
Ma sempre più spesso riusciamo a trovare realtà interessate al nostro modo di pensare, forse anche perché questo mondo ha bisogno di sogni, di gioco, di favola...
Tutto ciò non significa affatto affrontare il progetto con più leggerezza, ma solo affrontarlo sotto un altro aspetto: il mondo emozionale… Non è forse il motivo per cui siamo stati creati?

Infine, data la composizione del vostro gruppo – un architetto ed una designer –, come vivete ed interpretate singolarmente l'approccio alla forma, anche dal punto di vista strettamente di "genere" maschile/femminile? Quali punti sinergici trovate l'uno nell'altra – e viceversa –, e quali "difetti" magari...
Viviamo insieme, 24 ore su 24, dal 1999... Non siamo solo un architetto ed una designer ma soprattutto una coppia… Per questo forse i due mondi, maschile/femminile, si compenetrano e si fondono.
Si genera così un'energia comune, dove ognuno porta la propria esperienza e capacità… Ma è la sintonia nella vita e nel lavoro che ci permette di andare avanti con forza e passione, divertendoci e giocando.
E come in ogni coppia, i difetti ci sono… Ma sono solo nostri!



Gumdesign
via Michele Coppino, 69
55049 Viareggio (Lucca) – Italy
Tel: +39 0584 387555
www.gumdesign.it


Ottaviani
www.ottaviani.com
Next by Marioni
www.marioni.it
Vivarini
www.vivariniglass.it
Ghise Artistiche Toscane
www.ghiseartistiche.it
Inpiega
www.inpiegadesign.com
De Libris
www.delibrismilano.com
Red Bull Italia
www.redbull.it
Tessitura di Rovezzano
www.tessituradirovezzano.it
Creativitavola
www.creativitavola.com
Guzzini
www.fratelliguzzini.com


Ulteriori informazioni sul volume antologico di IdeaMagazine.net


Da maggio 2011, il testo della presente intervista è disponibile anche in versione cartacea nell'antologia Interviste sul progetto. Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net recentemente pubblicata da Franco Angeli nella Collana ADI - Associazione per il Disegno Industriale.
Compresa la presente, nel volume sono raccolte 30 interviste – pubblicate on line dal 2000 al 2010 – che offrono al lettore un interessante resoconto «fenomenologico» su tre ambiti operativi della cultura del progetto assai poco frequentati dalla «comunicazione» sul design: il «nuovo» design italiano, il progetto in Toscana, il design al femminile.

Interviste sul progetto.
Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net

Umberto Rovelli (a cura di)
Franco Angeli - Milano
Collana ADI - Associazione per il Disegno Industriale
1a edizione 2011 (Cod.7.8) | pp. 264
Codice ISBN 13: 9788856836714

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a cura di: 
Federica Capoduri 
e Umberto Rovelli 


 IM Book 
Da maggio 2011 è disponibile il volume antologico «Interviste sul progetto. Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net» in cui è stata inserita questa intervista
I.

II.
III.

IV.
V.

VI.
VII.

VIII.
IX.

X.
XI.

XII.
XIII.

XIV.
XV.

XVI.
XVII.

XVIII.
XIX.

XX.
XXI.

XXII.
XXIII.

XXIV.
XXV.


ha collaborato:
Catalin Ilie Stroe




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