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 LO STUPORE INVENTIVO
 Intervista a Paolo Ulian


I tuoi primi lavori appartengono alla categoria del ready-made. Come sei arrivato a percorrere questa strada?

All'inizio è stata quasi una necessità. Credo che molti dei giovani designer che come me hanno iniziato a lavorare nei primi anni Novanta si siano trovati di fronte al problema del cosa fare in un mondo già saturo di merce di ogni tipo. La reazione immediata, ma anche la risposta più logica, sembrerebbe essere quella di non fare assolutamente nulla, di rimanere immobili e di non dare un ulteriore contributo alla frenesia della produzione industriale. Un modo possibile per evitare questa impasse è diventato per me quello di pensare a oggetti che potevano suggerire atteggiamenti rispettosi verso l'ambiente.
Così nel 1992 ho iniziato con un'operazione che tendeva a sensibilizzare l'industria del settore lapideo al riutilizzo dell'enorme quantità di semilavorati di scarto che quotidianamente viene prodotta. L'anno successivo, chiamato da Ceccotti International, ho realizzato una piccola collezione di complementi per la casa sfruttando unicamente gli scultorei semilavorati di scarto prodotti all'interno dell'azienda. Lo scopo era quello di indicare una strada percorribile anche per altre aziende. L'operazione, che non ebbe sbocchi produttivi, doveva tradursi in una sorta di catalogo al negativo (o, se vogliamo, al positivo) rispetto a quello ufficiale dell'azienda, dove ad ogni oggetto del primo corrispondeva biunivocamente un mobile del secondo e viceversa.
Negli anni successivi ho ideato numerosi prodotti, realizzati con rifiuti o con oggetti sottratti alla normale produzione, nei quali ho cercato di fondere esigenze etico-ecologiche con la ricerca di risultati qualificanti


Dal riuso di vecchi oggetti per nuove funzioni alla collaborazione con le aziende: un passaggio difficile. Qual è stata la tua esperienza in merito.
Il percorso dal design di ricerca a quello della produzione è stato molto duro. Quando si è giovani designer e non si ha nessun potere contrattuale, molte aziende tendono ad approfittare di questa condizione producendoti magari qualche oggetto ma, di fatto, senza il minimo rispetto per il tuo lavoro e quasi sempre senza pagarti. Nel mio caso poi, devo riconoscere che la difficoltà nel trovare le aziende giuste è legata sicuramente anche alla scelta di vivere lontano da Milano e in parte anche alla mia scarsa attitudine ad autopropormi. Non sono mai partito per recarmi alle aziende munito di book, ho sempre preferito dare visibilità alle mie proposte solo attraverso le mostre e le pubblicazioni che ne derivavano. Sono stati poi gli imprenditori che sono venuti a cercarmi, e questo per me è motivo di vera soddisfazione.
Fin dagli inizi, comunque, da quando partecipavo a mostre come quelle organizzate dallo Spazio Opos a Milano o a concorsi, ho sempre ritenuto indispensabile progettare prevedendo una eventuale produzione, anche se si trattava di oggetti di ricerca che utilizzavano scarti come le bottiglie di plastica o i barattoli per conserve.
Inoltre, per i miei oggetti, ho sempre cercato una piccola invenzione; non riesco a progettare un prodotto che sia solo elegante formalmente, sento il bisogno di raccontare qualcosa di più.
E' anche per questi motivi che nel corso degli ultimi cinque anni, ho fortunatamente trovato sulla mia strada alcune persone disposte ad ascoltarmi e a investire il proprio denaro per produrre e distribuire i miei oggetti.


Come risolvi il problema della distribuzione?
Fino ad oggi non ho mai autoprodotto i miei oggetti, ho sempre e solo realizzato dei prototipi con la speranza che qualche azienda li producesse.
Quest'anno, partecipando al Salone Satellite, sono stato tentato di iniziare una piccola produzione spinto dall'interesse dimostratomi da molti distributori italiani e stranieri. In questo senso quindi, potrei essere facilitato, o almeno potrei sapere con più facilità a chi rivolgermi.


La motivazione ecologica è un plusvalore per i tuoi prodotti?
La valenza ecologica riveste un ruolo molto importante nel mio modo di progettare, sia in termini effettivi di smaltimento dei materiali usati, sia come utopia per un'educazione più responsabile del consumatore.
Ciò nonostante sono convinto che la motivazione ecologica rappresenti solo uno dei numerosi fattori che possono contribuire a creare un plusvalore globale.
Così nel mio lavoro cerco sempre di vincolare il progetto anche ad altre componenti per me fondamentali quali l'invenzione e la poesia. Nel design apprezzo tutto ciò che è ricerca, sperimentazione, innovazione. E' anche attraverso questi percorsi che il progetto deve necessariamente passare per trasformarsi in messaggio positivo e stimolante.


Come ti immagini fra qualche anno? Quale pensi sarà l'evoluzione del tuo lavoro?
Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica che, giorno dopo giorno, trasforma visibilmente i gesti e gli atteggiamenti della nostra vita quotidiana. Contemporaneamente assistiamo ad un sempre più veloce depauperamento delle risorse della terra. Tutto ciò mi porta a pensare con sempre più convinzione che per fare il mestiere di designer sia necessario assumersi pesanti responsabilità di ordine economico, sociale e, oggi più che mai, quelle legate alla conservazione ambientale.
Dovremmo rimboccarci le maniche: non c'è più bisogno di nuovi tavoli o di nuove sedie dal bel disegno. Oggi, e probabilmente ancora di più domani, sarebbe giusto che noi designer concentrassimo tutte le energie nel cercare di inventare nuove tipologie di oggetti che diano risposte adeguate ai nuovi modi di vivere; dovremmo saper interpretare con sempre più prontezza quelli che saranno i nuovi bisogni del domani.
Per quanto mi riguarda, la mia speranza per il futuro è solo quella di poter continuare a fare questo mestiere con dignità e con una certa autonomia.


Paolo Ulian
via S.Leonardo, 250
54037 Marina di Massa - Italia
Tel: +39 0585 870039 / Fax: +39 0585 790373
E-mail: drugos@iol.it


Ulteriori informazioni sul volume antologico di IdeaMagazine.net


Da maggio 2011, il testo della presente intervista è disponibile anche in versione cartacea nell'antologia Interviste sul progetto. Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net recentemente pubblicata da Franco Angeli nella Collana ADI - Associazione per il Disegno Industriale.
Compresa la presente, nel volume sono raccolte 30 interviste – pubblicate on line dal 2000 al 2010 – che offrono al lettore un interessante resoconto «fenomenologico» su tre ambiti operativi della cultura del progetto assai poco frequentati dalla «comunicazione» sul design: il «nuovo» design italiano, il progetto in Toscana, il design al femminile.

Interviste sul progetto.
Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net

Umberto Rovelli (a cura di)
Franco Angeli - Milano
Collana ADI - Associazione per il Disegno Industriale
1a edizione 2011 (Cod.7.8) | pp. 264
Codice ISBN 13: 9788856836714

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Testo:
Gloria Refini
 
Da maggio 2011 è disponibile il volume antologico «Interviste sul progetto. Dieci anni di incontri col design su IdeaMagazine.net» in cui è stata inserita questa intervista
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ha collaborato:
M.Angeles Fernández Alvarez
Elena Granchi
Sonia Morini





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