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 55. BIENNALE DI VENEZIA - PALAZZO ENCICLOPEDICO - IMAGO MUNDI
 Esposizione Internazionale d'Arte 2013


Il museo immaginario di tutto lo scibile umano, concepito dall'artista auto-didatta italo-americano Marino Auriti, è il progetto utopico, il luogo non luogo che il curatore Massimiliano Gioni ha adottato come totem di questa interessante e a tratti prevedibile, ma affascinante Biennale che non rivoluziona la storia dell'arte ma dimostra una sua lungimiranza.
Nel libro dei sogni di Auriti – un'architettura gigantesca che nelle intenzioni dell'autore doveva racchiudere nella città di Washington tutte le grandi scoperte dalla ruota al satellite – secondo Massimiliano Gioni sono scritte le «cosmologie personali, questi deliri di conoscenza che mettono in scena la sfida costante di conciliare il sé con l'universo, il soggettivo con il collettivo, il particolare con il generale, l'individuo con la cultura del suo tempo».

Come preludio di un'esecuzione misteriosa le chiavi simboliche che dischiudono il Palazzo Enciclopedico ci attendono all'ingresso del Padiglione Centrale ai Giardini.
La volta centrale recentemente restaurata ha riportato alla luce gli affreschi di Galileo Chini, e sotto questo nuovo cielo si dispiega la visione del leggendario manoscritto illustrato di Carl Gustav Jung, il Libro Rosso, frutto di più di sedici anni di creazione ed elaborazione di immagini archetipiche introspettive e sogni.
Le tavole illustrate del Libro Rosso, mai esposte in precedenza come opera d'arte, sono forse il filo rosso di questa esplorazione ad ampio raggio verso l'utopia e il sogno di una conoscenza universale che si dipana apparendo e scomparendo carsicamente attraverso la multiforme ed eterogenea raccolta delle opere in mostra prodotte non solo da artisti. Infatti oltre a opere di arte contemporanea, si scoprono reperti storici, oggetti trovati e artefatti, collezioni, raccolte frutto di ricerche, passioni, smanie ed ossessioni.
Una sorta di irruzione dell'inconscio che rivendica un suo ruolo nella storia del pensiero razionale e della sua mania classificatoria rappresentata da liste, elenchi, teche.
Attraverso Jung si aprono spazi esoterici e mitologie consentiti da un approccio antropologico e addirittura antroposofico mutuate dalla presenza di figure ambigue come Aleister Crowley e Frieda Harris o pedagogiche come Rudolf Steiner che comunque aspirano a rendere visibili segni e disegni invisibili, arcani.

Le immagini sono incaricate di svelare i misteri dell'universo, di decrittare messaggi divini, di guarire come nel caso di Anna Zemánková che curò la depressione alzandosi tutte le notti per dipingere fino all'alba fiori fantastici o di diventare veri esercizi spirituali come i Dipinti tantrici di autori anonimi.
Il potere dell'immagine che si fa simbolo si ritrova nelle cosmogonie di Hilma af Klint, nelle simbologie religiose di Augustin Lesage, nei delicati disegni estatici delle comunità Shaker, nell'ironica danza di scheletri e ballerine di Jean-Frédéric Schnyder (Apocalypso, 1976-'78) e nelle ieratiche figure presenti nella sala dedicata a Marisa Merz, Leone d'Oro alla carriera, che evocano un'aura di magia e saggezza senza tempo.
Anche i tenebrosi mari dipinti da Thierry De Cordier ricordano l'oscura potenza della natura e forse suggeriscono mondi occulti da decifrare.

C'è poi chi, come lo scrittore francese Roger Caillois, affida alla sua collezione di pietre dure un potere evocativo e visionario istituendo un inedito connubio tra geologia e misticismo.
Il potere dell'immagine non sembra esaurirsi nemmeno di fronte alla cecità come dimostra il coinvolgente video di Artur Zmijewski che riprende un gruppo di non vedenti che dipingono con le mani.
Il ruolo dell'immaginazione nella privazione viene indagato anche da Rossella Biscotti attraverso un video che raccoglie i sogni e le speranze delle carcerate veneziane presentati in associazione ad alcune sculture.

L'immaginazione sovente regala una doppia vita, come nel caso di Peter Fritz, un oscuro impiegato austriaco delle assicurazioni, che durante la sua vita ha realizzato 387 modelli di edifici, un vero inventario di stili architettonici. Scovati in sacchi della spazzatura presso un rigattiere dall'artista Oliver Croy che li ha sottoposti all'architetto Oliver Elser, sono diventati materiale per un'installazione dal forte impatto visivo.

Anche le bambole segrete del fotografo Morton Bartlett modellate e dipinte a mano con precisione maniacale e trovate solo dopo la sua morte, rientrano in questa categoria, come anche gli edifici immaginari concepiti come trasfigurazioni di concetti o persone dell'ingegnere svizzero Achilles Rizzoli.
Le piccole sculture di creta del duo artistico Fischli/Weiss (Peter Fischli e David Weiss) invece immortalano con tenerezza ed ironia un mondo frammentato che scende dalle visioni romantiche e totalizzanti ad una dimensione quotidiana, quasi domestica, talvolta ilare, raccontando momenti di vita comune di grandi e piccole storie.

Ma naturalmente oltre alle immagini non ci può essere Palazzo Enciclopedico senza la celebrazione della parola scritta e quindi dei libri che sono gli altri grandi protagonisti della mostra.
Declinato in cataloghi, lettere, appunti, manoscritti, l'universo carta stampata o vergata manualmente raccoglie e trasmette il pensiero umano facendo da contraltare all'immagine e facendosi esso stesso immagine.
Una Biblioteca di Babele formata da muraglie cinesi di libri che hanno il compito di conservare la memoria e nutrire la brama mai sazia della conoscenza, della fantasia o del possesso. Libri che dischiudono mondi reali e fantastici, stravolti e scolpiti, oppure imbottiti di immagini come quelli coloratissimi di Shinro Ohtake.

Il racconto dell'Arsenale «prende corpo» e si popola degli spettri metallici di Pawel Althamer che ha realizzato un'installazione composta da una folla silenziosa di 90 sculture o della gigantessa in tailleur blu di Charles Ray che fa da calamita per le foto-ricordo.
Le splendide fotografie di J.D. 'Okhai Ojeikere forniscono una collezione di acconciature femminili africane che costituiscono un'insolita ma vera e propria arte e architettura del corpo vivente. Mentre in un'altra sala una testa oscilla capovolta nel video di Bruce Nauman e un pupazzo trovato da Paul McCarthy sorride.

Una sezione interna riunisce, in un progetto curatoriale di Cindy Sherman, una trentina di artisti che organizzano un museo della memoria e dell'auto-percezione attraverso il linguaggio del corpo e la sua drammatica transitorietà con fotografie, bambole, feticci, dipinti.
Anche Rosemarie Trockel (insieme a Günter Weseler) si confronta con l'enciclopedia del corpo, della femminilità e della relazione. Centrando il tema dell'esposizione dichiara: «Penso spesso all'opera come all'invisibile reso visibile, e non mi importa poi molto se l'ho fatto o meno».

Altri corpi femminili, fonte di inquietudini adolescenziali verso la sessualità, prendono forma nei disegni di Evgenij Kozlov. Invece nelle fotografie di Viviane Sassen che oscura i volti dei suoi soggetti per non intrappolarne lo sguardo, i corpi appaiono quasi come fantasmi.
Verso l'astrazione invece si colloca la rigorosa installazione di Walter De Maria concepita e studiata con criteri numerologici di ossessiva precisione.

Mentre numerosi artisti cinesi imperversano in laguna – a cominciare da Ai Weiwei che ha colonizzato il Padiglione della Germania –, per quanto riguarda le Partecipazioni Nazionali, sempre all'Arsenale, il Padiglione della Cina intitolato Transfiguration merita una sosta per vedere i video che qui si fronteggiano e le fotografie di Wang Qingsong oltre all'installazione interattiva attraverso lo scambio di bottigliette d'acqua situata all'esterno.

Anche il Cile rappresentato da Alfredo Jaar che si fa precedere da una fotografia di Lucio Fontana, davanti alle macerie del suo studio a Milano dopo la guerra, si serve dell'acqua contenuta in una vasca per sommergere e poi far emergere un grande plastico dei Giardini della Biennale come un reperto di una città perduta e metafora del visibile e dell'invisibile.

Molto scenografico anche il Padiglione dell'Indonesia impregnato di misticismo con i suoi libri scultura e le sue immobili figure danzanti che simboleggiano e celebrano le forze creatrici della divina Sakti.
Si scambiano reciprocamente artisti, cultura, profumi e colori all'IILA - Istituto Italo-Latino Americano dove un aroma di spezie e pigmenti si sprigiona dall'installazione Campo de color di Sonia Falcone.

Nel novero dei più interessanti fra i Padiglioni Esteri dei Giardini compare sicuramente la Russia rappresentata da Vadim Zakharov. L'artista ha concepito una complessa e affascinante installazione-performance visibile sia dall'alto, da dove piovono monete dorate, che dal basso, dove esclusivamente le donne, munite di ombrello, potranno raccoglierle e rimetterle in un secchio poi ritirato da un uomo al piano superiore. Con questa operazione intitolata Danaë ispirata all'omonimo mito greco e dai molteplici significati simbolici, l'artista ci invita a confessare la nostra avidità, falsità, demagogia e a riconsiderare quali siano i nostri veri miti.

E un'altra riflessione sul significato ed il valore del denaro e del suo potere coercitivo nelle relazioni fra persone e fra stati, lo fornisce History Zero il bel film in tre parti di Stefanos Tsivopoulos, in rappresentanza della Grecia.
La Gran Bretagna si presenta con English Magic un allestimento di Jeremy Deller composto da video, performance, affreschi, musica e… tazze di tè, che affonda le sue radici nel mondo anglosassone fra memoria, futuro e società. Immagini di quotidianità o visionarietà fra multicultura ed ironia.

Lo sguardo di Lara Almarcegui protagonista del Padiglione Spagna, si sofferma in quei luoghi di confine fra ordine urbano e spazi in trasformazione come cantieri e aree abbandonate o naturali, luoghi a cui normalmente non dedichiamo la nostra attenzione. Per la sua installazione site-specific che ha invaso lo spazio espositivo di materiali da costruzione di scarto, ha utilizzato pietre, ghiaia, macerie provenienti proprio da lavori eseguiti a Venezia.
Ed infine al Padiglione Venezia, dedicato alle arti decorative della città, si può vedere la mostra Silk Map ispirata alle «Vie della Seta» con la partecipazione di artisti orientali ed occidentali. Impressionano in particolare le magnifiche fotografie di grande formato del gruppo russo AES+F.

Fra gli eventi collaterali e le varie mostre in città, è d'obbligo una visita all'Isola di San Giorgio per la grande mostra di Marc Quinn curata da Germano Celant. Già visibile dal vaporetto, il monumentale gonfiabile lilla della celebre Alison Lapper Pregnant che troneggia accanto alla facciata della chiesa, esercita una profonda impressione.
Con cinquanta opere, molte delle quali mai esposte in precedenza, l'artista inglese, tra feti in marmo colti in diverse fasi di gestazione, conchiglie e fiori giganteschi, affronta il suo articolato e intenso racconto sulla nascita, sul mistero della vita e della morte, sulla sessualità e la riproduzione, sul rapporto tra arte e scienza. In esposizione troviamo sculture, quadri, fotografie e altri oggetti d'arte all'interno e all'esterno degli spazi espositivi della Fondazione Cini che, in uno spazio adiacente, ospita anche la mostra sul vetro Fragile?
Sempre all'Isola di San Giorgio la grande lente realizzata da John Pawson in collaborazione con Swarovski e posta esattamente al centro della cupola, riflette e modifica la visione delle splendide volte della chiesa progettata dal Palladio.

Ricca di artisti a confronto sui temi dello spazio, del tempo e dell'esistenza, con uno sguardo particolare anche alla condizione femminile, è la densa mostra Personal Structures a Palazzo Bembo curata da Francesca Crudo, Sarah Gold, Carol Rolla e Valeria Romagnini.

Infine, per chiudere in bellezza, al Palazzo Querini Stampalia – che vanta l'intervento architettonico di Carlo Scarpa –, l'incanto dell'installazione Gas Giant di Jacob Hashimoto ci trasporta con grazia fra motivi orientali di grande poesia e leggerezza utilizzando diecimila aquiloni in carta e bambù fatti a mano dall'artista stesso e sospesi al soffitto con sottili fili.
Questa moltitudine di carte alate appaiono come nuvole dai vividi colori che si appropriano dello spazio stravolgendolo.
Hashimoto crea un percorso sensoriale che suscita meraviglia per la semplicità dell'elemento di base e la complessità scultorea del progetto che oscilla vaporoso tra astrazione e figurazione.



55. BIENNALE DI VENEZIA
Il Palazzo Enciclopedico - Imago mundi
Esposizione Internazionale d'Arte

Venezia, Giardini - Arsenale, Varie sedi
 01 JUN. - 24 NOV. 2013 
from tuesday to sunday: 10.00 - 18.00 | closed on mondays
www.labiennale.org

jun.-nov. 2013, Venezia 
text: Gabriella Masiello 


0.
Massimiliano Gioni / Il curatore della Biennale d'Arte 2013 durante le fasi preparatorie dell'installazione nel Padiglione Centrale dei Giardini / 2013
Marino Auriti / Il Palazzo Enciclopedico del Mondo / 1950 ca.
I.

II.
Carl Gustav Jung / Il Libro Rosso / 1913-'30
Rudolf Steiner / Disegni su lavagna / 1923 ca.
III.

IV.
Anna Zemánková / Senza titolo / primi anni 70 ca.
Hilma af Klint / The Dove, no. 12, Series UW / 1915 | Courtesy The Hilma Af Klint Foundation
V.

VI.
Augustin Lesage / Composition symbolique sur le monde spirituel / 1923
Aleister Crowley, Frieda Harris / Atu n° VIII - Aggiustamento | Queen of Cups / 1942
VII.

VIII.
Autori anonimi / Dipinti tantrici - selezione / 1995 ca.
Not Vital / 700 Snowballs / 2013
IX.

X.
Jean-Frédéric Schnyder / Apocalypso / 1976-78
Marisa Merz / Senza Titolo / 2013
XI.

XII.
Thierry De Cordier / Mer Montée / 2011
Roger Caillois / Collezione di 178 pietre dure - Ametista con cristalli / ...
XIII.

XIV.
Artur Zmijewski / Blindly - video HD / 2010
Titarubi | Albert Yonathan | Sri Astari / Sakti - Padiglione Indonesiano / 2013
XV.

XVI.
Oliver Croy e Oliver Elser / The 387 Houses of Peter Fritz (1916-1992), Insurance Clerk from Vienna / 1993-2008
Morton Bartlett / Senza titolo - bambola / 1960 ca.
XVII.

XVIII.
Achilles G. Rizzoli / The Shaft of Ascension / 1939
Peter Fischli, David Weiss / Mick Jagger e Brian Jones vanno a casa soddisfatti dopo aver composto <em>I can't get no Satisfation</em> / 1981
XIX.

XX.
Shinro Ohtake / Scrapbooks n° 8 / 1978
Pawel Althamer / Venetians / 2013
XXI.

XXII.
Charles Ray / Fall '91 / 1992
J.D. ’Okhai Ojeikere / Abebe / 1975
XXIII.

XXIV.
Bruce Nauman / Raw Material With Continuous Shift MMMM / 1991
Paul McCarthy / Children’s Anatomical Educational Figure / 1990 ca.
XXV.

XXVI.
Yoko Ono</span> / Arising / 2013
Rosemarie Trockel, Günter Weseler / Fly Me to the Moon / 2011
XXVII.

XXVIII.
Evgenij Kozlov / Senza Titolo - The Leningrad Album / 1971
Viviane Sassen / Belladonna / 2010
XXIX.

XXX.
Walter De Maria / Apollo’s Ecstasy, 1990
Ai Weiwei / Bang - 886 antique stools / 2010-'13
XXXI.

XXXII.
Wang Qingsong / Follow him / 2010
Alfredo Jaar / Venezia, Venezia / 2013
XXXIII.

XXXIV.
Sonia Falcone / Campo de color / 2013
Vadim Zakharov / Danaë / 2013
XXXV.

XXXVI.
Stefanos Tsivopoulos / History Zero / 2013
Jeremy Deller / Sacrilege??? / 2012
XXXVII.

XXXVIII.
Lara Almarcegui / Installazione site-specific / Padiglione Spagnolo / 2013
AES+F / Allegoria sacra / 2011-'12
XXXIX.

XL.
Marc Quinn / Personale a cura di Germano Celant in corso alla Fondazione Giorgio Cini di San Giorgio Maggiore fino al 29 settembre 2013
John Pawson / Perspectives / 2013
XLI.

XLII.
Jacob Hashimoto / Gas Giant / 2013

 




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